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mercoledì 20 maggio 2020

AMOUR FIN DE SIECLE: e la caccia ai delfini in Liguria



Nel mondo fin de siècle, un amore sul mare immune da ogni pregiudizio, proiettato verso un mondo più libero e più giusto, ignaro delle ombre che si addensano nel cielo del XX secolo.

Nel 1894 il mondo è in bilico fra il passato e il futuro: l’elettricità è all'inizio, le barche impiegano i motori riadattati delle prime auto. Alla fine del suo ultimo anno di scuola, Baciccia Traverso, in attesa del suo primo imbarco, è in vacanza in riviera da un amico, fra belle bagnanti straniere che si spera “la diano”, e barchi in processione sul mare. 
Una piccola “ninfa del mare” lo affascina e lui, del tutto incapace di pensare a quanto possano essere considerati socialmente distanti il figlio di un deputato (del primo Partito Socialista) e una ragazzina senza scarpe e senza busto, vive il loro amore con una passione che si approfondisce con l’incidente che colpisce la fanciulla, finché lui s’imbarca e la nave che lo trasporta incappa in un fortunale. Passano i giorni, e i mesi, senza che di lui si sappia più nulla. Prima di partire, però, Baciccia aveva dato modo a Stellina di diventare la stilista che sognava di essere, e che aveva la capacità di diventare. “Non sarà mai libero chi non lavora, neanche le donne”, dice il padre deputato, che era partito da Quarto con Garibaldi e i suoi Mille, a 17 anni.

Una storia di amore profondo e di passione accesa, eppure singolarmente pulita, come forse non usa più. G. B. Traverso (Baciccia), genovese DOC, è un ragazzo passionale, profondamente onesto, come i suoi genitori. Stellina è una ragazzina di Sestri Levante, che conta sulla gentilezza dei pescatori per avere almeno un pesce per la nonna. Ha la gonnella troppo corta, un dura "suola" sotto i piedi scalzi che può anche essere più fragile di quanto non sembri, non ha il busto, ma è intelligente: appassionata di disegno e di moda, esercita la propria creatività sul lastrico della strada, con un pezzo di mattone. Eppure potrebbe essere una grande stilista: e lo diventa. Non è felice, però, perché il suo Bacci si è perduto in mare.  E non avevano ancora mai fatto l'amore.

QUANDO A SESTRI LEVANTE SMISERO DI DARE LA CACCIA AI DELFINI,                                    NELL' OTTOCENTO (DAL ROMANZO)                                                                           

Bacci e Steva si crogiolavano nell'acqua come due delfini, quegli strani pesci dalla coda orizzontale che da qualche tempo i pescatori di Sestri non volevano più cacciare, dopo che un i cucciolo aveva pianto tanto e aveva finito per spiaggiarsi, andando dietro alla madre che era stata catturata. 

Come si poteva uccidere un pesce che piangeva e che seguiva sua madre? Baciccia pensava che, per quella gente dalla vita dura e al limite della sussistenza, smettere di cacciare i delfini fosse stato un atto bellissimo. Che avessero ragione, quelli che dicevano che quegli animali non fossero affatto dei pesci?


UN AMOUR FIN DE  SIÈCLE 

La recensione della dott.sa Giuseppina Lucia CAPODICI       (linguista)

Se nel titolo non ci fosse una data, 1894, non saprei di che secolo si tratti.. Per fortuna c'è la data e ci sono chiari riferimenti a Garibaldi, all'impresa dei Mille, a Mazzini e a Mameli. E che dire del ballo di fine anno tra gli studenti del prestigioso e storico Liceo Colombo, con “esterni” del Nautico S. Giorgio, altrettanto prestigioso, e le ragazze del Collegio religioso del Sacro Cuore ?

Perché questo “dubbio” ? Perché i sentimenti vissuti vanno al di là del tempo e dei tempi. Perché l'amore vero, quello di Stellina e di Bacci, rispettoso e sincero, è una carta vincente sempre ed è una vera fortuna vivere un'esperienza così.

Naturalmente ci sono la dolcezza, quella di Suor Maria, faro di bontà assoluta, le esperienze di ragazzi e ragazze che danno l'addio all'infanzia,  che pensano alle donne, ai ragazzi, ai futuri mariti, al sesso e al lavoro, ma  anche l'invidia e la cattiveria: fa parte del gioco.

Tutto questo accade in questo romanzo incastonato nella bella e fascinosa Sestri Levante, tra il cielo e il mare.

Il mare è un altro dei personaggi principali. Un mare che dà gioia , ma anche lavoro, e che sa dare anche disgrazie e talvolta morte.

Affascinante l'uso del dialetto genovese, con i suoi suoni che sanno anche di luoghi lontani d'oltremare.

Affascinante anche l'uso dei colori: il cielo, il mare, le nuvole sono azzurri, blu, neri. I colori vivono le esperienze dei personaggi. Al lettore il simpatico compito di trovarli, o comunque di notarli durante la lettura, per apprezzarne i significati.

Ottime  e accurate le notizie storiche riguardanti il vecchio Liceo Colombo, ma anche gli ambienti sociali sia di Genova che di Sestri, che l'autrice dimostra di conoscere molto bene.

In definitiva, calati in questi mondi, si capisce subito che l'amore fin de siècle è vincente, ma quante e quali sono le esperienze di vita che ogni personaggio dovrà attraversare e vivere !

Ma non è sempre tutto scontato, ovvio, e sta al lettore scoprire come tutto ciò si svolgerà, e arriverà alla fine con il fiato sospeso, anche perché egli stesso sarà diventato, suo malgrado, uno dei personaggi.

 

Dott. sa Giuseppina Lucia Capodici, linguista

 

 La Recensione della dott.sa Antonella GRIMALDI (italianista e scrittrice)

            Genova e Sestri Levante, i due luoghi della Liguria che hanno visto lo spiegarsi dell'esistenza di questa prolifica scrittrice, appaiono essere con la loro storia e la loro lingua viva, i veri protagonisti di questo romanzo breve, nel quale le vicende erotico-sentimentali di Baciccia e Steva fungono da pretesto per raccontare, ancora una volta, la Liguria con i suoi bricchi e le sue valli, con i suoi scogli e i paesini pittoreschi, con la sua gente di mare. Scrive infatti l'Autrice:

“Baciccia pensò che gli sarebbe piaciuto fare una gita ai bellissimi paesotti costieri che sfilavano davanti a loro, incastonati fra le cittadine più grandi come pietre preziose in una collana: non conosceva neanche i loro nomi, ma sapeva che alcuni di essi potevano essere raggiunti solo via mare, o a piedi, scendendo giù per quei bricchi scoscesi che erano le alture liguri. Pensò che quei paesi sembrassero dei quadri e che, probabilmente, erano più belli dal mare che a esserci dentro.”

         Scorrendo le pagine del romanzo, ciò che più ci colpisce è l'uso sapiente del dialetto. La Cresta, grazie alla sua lunga e significativa esperienza, anziché affermare la contrapposizione tra italiano e ligure, introduce nel suo racconto le numerose sfumature e varianti del dialetto ligure, realizzando così alcuni pregevoli passaggi dal parlato alla lingua, e oscillando opportunamente a seconda dei momenti espressivi, dell'età dei parlanti e della loro estrazione sociale. Ed è proprio quest'ultimo aspetto che ci permette di mettere in luce la sua intenzione di dar voce  a storie e personaggi della realtà popolare.

         Il dialetto, rappresenta quindi l'adesione letteraria di Laila Cresta alla realtà, la volontà di conferire maggiore espressività, sia alla narrazione, sia ai dialoghi, e approdare in tal modo al vivace e originale miscuglio di lingua e dialetto che tanta fortuna ha dato all'opera di Andrea Camilleri. Così, vediamo che, pur essendo il genovese un linguaggio elegante, elaborato lungo i secoli attraverso una tradizione letteraria di assoluta importanza, in questo romanzo viene a sciogliersi con una naturalezza e un'immediatezza espressiva di tutto rilievo: 

CoSe ti rii, scemmo! L’è un brutto mâ, da rovinase pe a vitta!

In questo senso, la figura di Stellina, l'amore di Baciccia, che saltava agile tra gli scogli e teneva la gonnella raccolta con le mani per mettervi le gritte e i rissi trovati tra gli scogli, e che, nello stesso tempo, era capace di richiamare alla mente del ragazzo i versi dei Canti Orfici, “la sua natura sta nella riservatezza e nello stupore che genera negli uomini ciò che è immacolato e silenzioso...”- risulta essere l'immagine più compiuta della scelta letteraria della Cresta che si muove con disinvoltura tra l'italiano colto e “pulito” e il dialetto ligure vivo e “sporco”. Infatti, se da un lato, la visione di questa ninfa plebea sollecita le reminiscenze poetiche di Baciccia, ragazzo benestante e acculturato, figlio di un deputato ex garibaldino, dall'altro tocca il cuore di un vecchio pescatore, che, vedendola, esclama:

“Che bélla piccinn-a! A pà in craieu!

 Dunque, la sensibilità romantica di Laila Cresta si dimostra in questo scritto nell'attenzione alla vita e al linguaggio del popolo, come pure  nell'intreccio narrativo riguardante la storia d'amore tra Baciccia e Stellina, per il quale non si può che rimandare alla lettura diretta di questo gradevolissimo romanzo.

                                                                                                                  Antonella Grimaldi




domenica 29 marzo 2020

IL VALORE DI UNA DONNA- COMUNICATO STAMPA DELOS DIGITAL


COMUNICATO STAMPA - NOVITÀ EBOOK

Il valore di una donna

di Laila Cresta

Romance - Romanzo breve

Un delitto che dà l'avvio alla storia di un grande amore. Fra banditi e assassini, per sfuggire a un destino di sofferenza e di morte, la fuga di una bella ragazza siciliana verso la Repubblica di Genova, e verso l'amore. Nel XVI secolo.

Da Palermo alla Repubblica di Genova, nel XVI secolo, in una città piccola ma già Superba, per sfuggire a un destino peggiore della morte. Una ragazzina, Antonia Belmonte di Sicilia, promessa a Giorgio Picasso, figlio di un ricco mercante genovese, si ritrova in un palazzo "nobile" appena oltre la Porta di Santa Fede, in una piccola città tutta raccolta attorno alla darsena, all'ombra della Lanterna. La sua storia, piena di pericoli e di passione, si dipana fra belle donne in odor di stregoneria, e donàsse, donne di malaffare, fra banditi e assassini, fra "giri di chiglia" e il ricordo di Francis Drake. Spesso, la scena si sposta a Palermo, illuminando di sciabolate di luce fredda e sanguigna una realtà che i due promessi non conoscono, e che li minaccia prepotentemente. Fra vecchie storie di famiglia ancora in grado di uccidere.

L'autrice

Laila Cresta è di Genova e ama aggirarsi, con le sue trame, sul mare e nei luoghi della sua Liguria. Ha insegnato per 42 anni, abbinando però sempre la scrittura, specie poetica, al lavoro: il suo primo romanzo, un noir, è del 2011, e oggi è reperibile in poche copie presso l'autrice. Da quando si è ritirata, la scrittura è la sua unica occupazione. Ha vinto diversi concorsi di poesia ed è specialista di haiku: se n'è occupata per anni sulla Writers Magazine Italia, ha pubblicato due saggi sull'argomento (fra cui Mondo Haiku, Delos Digital) e anche una silloge, Watashi no haikai (il mio haikai: la mia silloge di haiku, youcanprint). È autrice di saggi sulla grammatica italiana: La Grammatica fondamentale, per gli adulti, e La Nebulosa Grammatica, per i bambini, entrambi Delos Digital. Una corsa a ostacoli  Disagio e Inserimento nel mondo della Scuola, il canneto editore, è un saggio sull'educazione.
Nel 2019 ha pubblicato il romanzo Lo zio d'America (Antipodes Edizioni) e nel 2018 il giallo Una sconvolgente estate: nel mar delle Cicladi, sempre per la Antipodes. Altri suoi romanzi si trovano su Amazon. Da otto anni organizza il Concorso Internazionale di Poesia Occ. e Haiku, di Genova, di cui ha pubblicato sette antologie.


Pagine (stimate): 99
Data di uscita: 24/03/2020
Editore: Delos Digital
Collana: Passioni Romantiche n. 83
Formati: Epub, Kindle
Prezzo: Euro 2.99

Tutte le informazioni: http://delos.digital/9788825411737/il-valore-di-una-donna
Su Amazon: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?url=search-alias%3Ddigital-text&field-keywords=9

sabato 28 marzo 2020

IL VALORE DI UNA DONNA - Laila Cresta, romanzo- Delos Digital


Nel XVI secolo, dalla Repubblica di Genova alla Sicilia, e ritorno, per conoscere la promessa sposa, approfittandone (da bravi Genovesi) anche per sbrigare alcuni affari a Cadice. Un assassino però sembra voler fare il vuoto attorno ai Marchesi Belmonte di Sicilia, e alla loro ultima erede, e il giovane Picasso, figlio di uno dei più ricchi mercanti genovesi, deve difendere sé stesso e la sua fidanzata, che non conosce affatto. La galea ha portato i suoi passeggeri da Genova a Palermo, poi a Cadice e poi di nuovo a Genova, cercando di sfuggire ai pirati, in questa città particolare, fra i camalli (i facchini del porto) e le case che di notte chiudevano i cancelli, nella zona della Maddalena, per proteggere delle donne le cui tasse contribuivano non poco al mantenimento del porto di Genova. Purtroppo per lei, però, Antonia Belmonte di Sicilia, giovanissima vedova, è assolutamente deprezzata: la sua verginità non esiste più. Che ribellione per quello che la ragazza vive come un affronto: lei è sempre lei! 
Pensare che quello che era successo fra Antonia e il cuginetto che le avevano fatto sposare, non era proprio niente di particolare, e le aveva fatto persino un po' male. Comunque, non c'era bisogno di ripetere quell'esperienza, pensava Antonia, finché non doveva far bambini. O no?

giovedì 12 marzo 2020

DALLA DOTT.SA GRIMALDI ANCORA SU "MIRANDA"


Laila Cresta, Per amare Miranda. Storia Rinascimentale di passione e gelosia (1483), Milano, Delos Digital, 2020

Il romanzo di Laila Cresta, Per amare Miranda, potrebbe sembrare un romanzo d'amore come tanti, quando, in realtà, si tratta di un'opera piuttosto complessa il cui intreccio risulta assai più ricco e complesso della fabula che l'Autrice ci narra con grande slancio, arrivando a comporre una vera  e propria sinfonia dell'amore sponsale. Tuttavia, la storia  d'amore tra Enrico Maria Alberti e Miranda Del Grotto, entrambi giovani, belli e virtuosi, ha la funzione di introdurci nell'ambiente colto, raffinato e  disinvolto della Corte Estense. Ciò appare in tutta la sua perspicuità, nel momento in cui la Cresta si diletta a intrattenerci nella descrizione della  cerimonia nuziale di Enrico e Miranda, o in quella di una festa primaverile, ove, ad allietare i partecipanti, vi erano persino dei candidi agnellini sparsi qua e là per il giardino, ma particolarmente nei rapidi ed efficaci accenni alle letture e agli studi dei personaggi del suo romanzo. E non è certo un caso, che l'apertura del romanzo si svolga proprio nello studio di Enrico, maestro nelle armi, certo, ma anche giovane colto e in confidenza con i classici latini. Proprio le caratteristiche di Enrico, valente cavaliere, leale e onesto, habitué dei letti delle dame più affascinanti e in vista, ma che porta nel profondo del cuore una passione profonda e tenace per Miranda, promessa sposa al cugino Alberto, ci guidano nella lettura di un romanzo cortese, nel cui centro campeggiano le figure dell'eroe e dell'amata, talmente “pura” da non avere il senso del peccato. L'amore di Enrico e Miranda, che illumina l'intera vicenda, da un lato primeggia su tutto, dall'altro svolge la funzione di esaltare tutti gli altri elementi propri del romanzo cortese: il senso dell'avventura e dell'onore, la fedeltà al sovrano, elementi che, in questo caso, si accompagnano alla celebrazione della corte estense, uno dei principali centri della cultura umanistica, in cui, tra l'altro, si apprezzavano molto i temi e i personaggi dei romanzi cortesi.

Per tutto questo, Matteo Maria Boiardo, amico di Enrico e sincero estimatore della purezza di Miranda, appare quasi essere il vero protagonista del romanzo, sia per taluni fatti biografici sparsi nel romanzo con sapiente noncuranza dall'Autrice -mi riferisco al veneficio e alle esondazione del fiume-, sia per la sua attività poetica che culminò con l'Amorum libri tres e l'Orlando innamorato. Nella prima, Boiardo parla della gioia e del dolore, dell'avvilimento e dell'elevazione spirituale che sempre vanno insieme all'amore; nel poema dell'Orlando innamorato, invece, cercando di interpretare con  sensibilità umanistica i valori e gli ideali della civiltà feudale, oramai tramontata, arrivò a cantare un amore al di là del tempo. Così, l'amore di Miranda ed Enrico, i loro sospiri, i loro dubbi, la loro passione sembrano venuti fuori dalla penna del Boiardo che, seduto nello studio tra i suoi libri e guardando dalla finestra le dolci linee del paesaggio di Scandiano, concepì la storia di due ragazzini innamorati, che si erano vicendevolmente aspettati per vivere un amore esclusivo e totalizzante e, poi, vide una ragazza viva, pulita, libera. Vide Miranda, l'anima della storia che aveva in mente, e le donò una personalità ben definita e varia: tenera e appassionata, dolce  e seducente, forte e determinata. Soprattutto, libera come l'aria. Per questo, l'amore che Miranda suscita in Enrico non è affatto un amore contemplativo, bensì potente e disperato. È un amore immenso che, obbedendo solo a sé stesso, lo fa perdere e lo conduce a pronunciare sospirando i versi scritti dall'amico poeta per la bella Antonia Caprara Sola non cura il mio tristo languire,/ e sola il mio può curar; che solo a lei / il mio viver è in mano e il mio morire.

Miranda, così lontana dall' “angelo” del dolce Stilnovo o dalla Laura del Petrarca, è sì una donna moderna, ma al tempo stesso è la custode dell'enorme mistero dell'innocenza che, forse, per la poetessa Laila Cresta coincide con la bellezza della poesia:

“Quando Enrico arrivò trovò la moglie vicino ai Boiardo. Aveva lo sguardo sognante, e le labbra socchiuse. Sembrava una bimba incantata da una fiaba. La sua Miranda! Pareva così innocente, in quel momento... ma cos'era mai l'innocenza, si chiese Enrico, se una donna poteva avere l'aria innocente anche dopo essersi abbandonata a mille giochi d'amore?”

Concludo, raccomandando la lettura di questo romanzo, piacevole e cospicuo dal punto di vista dei contenuti, e invito il lettore a godere pienamente dell'eleganza stilistica di quest'Autrice che ci ha donato un altro dei suoi lavori di fine cesello letterario.
Antonella Grimaldi

giovedì 27 febbraio 2020

COMUNICATO STAMPA - NOVITÀ EBOOK Per amare Miranda di Laila Cresta Romance - Romanzo breve


COMUNICATO STAMPA - NOVITÀ EBOOK





Per amare Miranda



di Laila Cresta



Romance - Romanzo breve


A Ferrara nel 1483, una storia Rinascimentale di passione e gelosia alla Corte Estense.

Fra Medioevo ed Età Moderna, una storia di passione e di gelosia che rischia di distruggere l'amore. Lei e lui, Miranda Del Grotto ed Enrico Maria Alberti, sono personaggi davvero pieni di fisime medievali, ma anche sorprendentemente moderni. A Ferrara nel 1483, in una Corte di armi e di eroi, di amanti e di letterati, le ragazzine sono destinate al matrimonio per ragioni di interesse dinastico. A loro si consiglia di arrivare alla Corte Estense già senza vestito, se non vogliono stropicciarlo

L'autrice

Laila Cresta è di Genova e ama aggirarsi, con le sue trame, sul mare e nei luoghi della sua Liguria. Ha insegnato per 42 anni, abbinando però sempre la scrittura, specie poetica, al lavoro. Il suo primo romanzo, un noir del 2011, è oggi reperibile in poche copie presso l'autrice. Da quando si è ritirata, la scrittura è la sua unica occupazione. Ha vinto diversi concorsi di poesia ed è specialista di haiku: se n'è occupata per anni sulla rivista Writers Magazine Italia, ha pubblicato due saggi sull'argomento (fra cui Mondo Haiku, Delos Digital) e anche una silloge, Watashi no haikai (il mio haikai: la mia silloge di haiku, youcanprint). È autrice di saggi sulla grammatica italiana: La Grammatica fondamentale, per gli adulti, e La Nebulosa Grammatica, per i bambini, Delos Digital. Invece, Una corsa a ostacoli  Disagio e Inserimento nel mondo della Scuola, Il canneto editore, è un saggio sull'educazione. Nel 2019 ha pubblicato il romanzo Lo zio d'America (Antipodes Edizioni) e nel 2018 il giallo Una sconvolgente estate: nel mar delle Cicladi, sempre per la Antipodes. Altri suoi romanzi si trovano su Amazon. Da otto anni organizza il Concorso Internazionale di Poesia Occ. e Haiku di Genova, di cui ha pubblicato sette antologie.


Pagine (stimate): 103
Data di uscita: 25/02/2020
Editore: Delos Digital
Collana: Passioni Romantiche n. 81
Formati: Epub, Kindle
Prezzo: Euro 2.99

Tutte le informazioni: http://delos.digital/9788825411386/per-amare-miranda
Su Amazon: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?url=search-alias%3Ddigital-text&field-keywords=9788825411386&tag=fantascienzac-21

venerdì 14 febbraio 2020

PER AMARE MIRANDA - nel 1483, alla corte estense...


Una Corte di armi e di eroi, di amanti e di letterati: alla Corte di Ercole I d’Este, a Ferrara nel 1483, le ragazzine sono destinate al matrimonio per ragioni di interesse dinastico, ma studiano persino le gentildonne. Sono quelle stesse gentildonne cui si consiglia di arrivare alla Corte Estense già senza vestito, se non vogliono stropicciarlo.
Fra Medioevo ed Età Moderna, una storia di passione e di gelosia che rischia di distruggere l’amore.
Lei e lui, Miranda Del Grotto ed Enrico Maria Alberti, sono personaggi davvero pieni di fisime medievali (specialmente lui!), ma anche sorprendentemente moderni (specialmente lei!). Usi, costumi, abbigliamento e persino l'arredamento, sono propri dell'epoca: 1483, l'anno in cui Matteo Maria Boiardo, amico del vecchio conte Alberti e insegnante di Enrico, fu nominato Governatore di Reggio.
IO E MIRANDA 
della dott.sa Giuseppina Lucia Capodici

Sin da quando si apre la prima pagina si entra un mondo straordinario e favoloso. Si è proiettati nel XV secolo (1483), nelle corti rinascimentali: alla corte degli Estensi, amici e protettori del Boiardo. Tale è la cura dei particolari architettonici, paesaggistici, dell’arredamento, dei cibi, che si ha l’impressione di sederci anche noi su quelle poltrone, di dormire in quei letti, di mangiare quei cibi tipici dell’epoca, di cavalcare in quei boschi.
L’ambientazione è tale che chi legge diventa uno dei personaggi, e si muove insieme a quelli della trama del romanzo. Personaggi ben delineati e personalizzati, sia quelli positivi, amanti e cultori delle arti, sia quelli ricchi, prepotenti, attorniati da ceffi senza scrupoli, anche se pur fra di loro per qualcuno vige un certo senso dell’onore. E che dire delle figure femminili? Ci sono donne schiave di quel tipo di società, ma anche, per fortuna, giovani donne che vogliono e sanno essere uguali, se non migliori, degli uomini, come Miranda Del Grotto, e anche chi, come Mira, di fronte a tutti è la domestica perfetta, ma nella sua vita privata è padrona della propria vita... Naturalmente, grazie all’affetto che ha per lei Miranda: sono cresciute insieme, senza mamma, e ognuna di loro, da bambina, poteva contare solo sull’altra.
Miranda è una ragazza che ha studiato, che legge l’Eneide in latino, e che sa anche gestire perfettamente un feudo, come un uomo o come una donna moderna. Miranda ha diritto di amare e di essere amata con amore e rispetto, ma dovrà affrontare alcune vicissitudini, anche tragiche. Al lettore toccherà scoprire quali sono queste vicissitudini, e come riusciranno i nostri eroi a realizzare i loro obiettivi. Qualcuno sarà vittima dei valori comuni sociali del tempo, e qualcuno saprà amare e vivere in modo rispettoso dell’altro e con intelligenza.
Ma per scoprire che cosa succede, l’unica soluzione per il lettore è quella di continuare a rimanere dentro al romanzo e vivere il proprio ruolo come in un film.


DAL 25 FEBBRAIO SUL SITO DELLA DELOS DIGITAL
O SU AMAZON


giovedì 8 agosto 2019

AFFABULARE: LO ZIO D'AMERICA


(In PROMOZIONE sul sito della ANTIPODES EDIZIONI)

 Anche la grande Storia, quella delle genti e degli Stati, è composta di storie: storie di persone, di famiglie, di paesi, … Le storie di famiglia sono un grosso patrimonio, che contribuisce anche ad acquisire consapevolezza di sé, favorisce il nostro radicamento nella vita e nel mondo, ci fa sentire parte di una Storia che non è cominciata con noi, e non finirà con noi. 
Nella mia famiglia la storia è una passione, e quindi lo sono anche le storie di famiglia.
In quella di mia nonna Rita, per esempio, si racconta della sua sorella maggiore, che, alla fine dell'800, scappò di casa per raggiungere il ragazzo che amava: suo padre l'aveva rifiutato e lui era andato in Argentina. La famiglia aveva poi saputo che i due ragazzi si erano ritrovati e sposati: avevano avuto due bambini e ne mandarono le foto della Comunione a mia nonna, perché lei non era neanche nata, allora, e quindi non era in alcun modo responsabile dell'atteggiamento del padre. 
Questa storia di famiglia è lo spunto da cui parte "Lo zio d'America".
Questo romanzo, allora, è soprattutto una storia d'amore: anzi, è la storia degli amori di una giovane ragazza inviata a Buenos Aires dalla stilista per cui lavora, per creare un nuovo punto vendita.
La sua scoperta della città porthenos (aggettivo di Buenos Aires), della sua cucina, del suo folklore, della sua storia (e dei cugini che discendono da "Lo zio d'America"), è anche la nostra.
Dalla morte di suo padre, vittima degli "anni di piombo", quella di Carlotta è stata una casa di donne sole, il cui scopo nella vita è stato solo quello di permettere alla bambina di studiare, nonostante le difficoltà economiche. Carlotta (tipico nome genovese, come tipicamente genovesi sono i cognomi usati nel romanzo)  non ha mai saputo cosa voglia dire essere un po' incosciente, un po' pazza: insomma, giovane. Lo impara in questo viaggio, e impara anche che può essere pericoloso, lasciarsi andare con troppa leggerezza.
La ragazza incontra i discendenti dei carbonari emigrati a Rosario nel 1830, e quelli dei genovesi e dei rivieraschi emigrati in Argentina prima e dopo la II guerra mondiale.
E impara il tango argentino più sensuale a "la Boca", o barrio zeneize": il quartiere genovese.



- Davvero ce l’abbiamo anche noi, lo ‘zio d’America’, nonna?
- Ce l’ho io! - rispose lei - Era una zia, la sorella maggiore di mia
nonna: Zia Luigina. Il giovanotto di cui era innamorata era partito
per l’America da solo perché suo padre non gli e l’aveva lasciato sposare,
e lei gli è scappata dietro. Nel 1881, ti rendi conto? E lei era
una ragazzina di 18 anni, ed è partita da sola, per andare in un Paese
straniero, di là dell’oceano! A quei tempi, poi… “Trenta giorni di
nave a vapore fino all’America noi siamo arrivati”… l’hai già sentita,
no? Chissà quanti sogni avevano fatto insieme, quei ragazzi…