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sabato 3 febbraio 2018

L'ALBERGO DEL RAGNO- un noir fra i carruggi- CON LA RECENS DI NERIA DE GIOVANNI, PRESIDENTE DELL'A.I.C.L.

luglio 2019: ESCE L'E-BOOK- su Amazon

Un noir che è anche un omaggio a Genova. E ai Genovesi.
(ordinabile alla Sacco Editore in qualsiasi libreria: magari sollecitandolo a metterlo su  Amazon!).
Da “Writers Magazine Italia”, Delos Books: Letti per voi

L’ALBERGO DEL RAGNO
di Laila Cresta
Arduino Sacco Editore
pag. 210, euro 19.90
Roma (2014)
SU AMAZON IN E-BOOK

In una recente conferenza romana Maurizio de Giovanni, il famoso inventore dell’altrettanto famoso commissario Ricciardi, ha ricordato come a differenza dei “giallisti” del Nord Europa, senza sostanziali differenze tra svedesi, norvegesi, olandesi, ecc., gli autori noir italiani hanno una loro specificità non soltanto regionale ma addirittura cittadina. E’ certo che il commissario Montalbano del caposcuola Camilleri è indissolubilmente legato alla sua Contea Modicana, così come il già citato Ricciardi può agire soltanto a Napoli e così via discorrendo… Direi che con Laila Cresta Genova abbia trovato la penna che ne esalta i contorni culturali e paesaggistici grazie alla narrativa noir.
Genova è più di un luogo scelto dalla Cresta per ambientare la sua storia.
Infatti la vicenda de “L’albergo del ragno” (Arduino Sacco editore) ha potuto svilupparsi soltanto a ridosso del Porto Antico, tra i carruggi, nelle strade tra il centro storico e Boccadasse, tutti scenari ben noti all’autrice che a Genova è nata, vive e lavora.

Un giallo “classico”, questo, con tanti cadaveri scoperti dai protagonisti: Genny, la bella insegnante genovese, poi francese per matrimonio; suo figlio Robert e l’amico Albert, agente sottoposto al commissario francese Draguignan detto Drago, già amico del defunto marito di Genny e adesso, nel tempo del racconto, intimo della donna. E sì, molti i personaggi che si incontrano ne “l’Albergo del
Ragno” e, come conviene a un giallo, le loro vicende, soprattutto il loro passato, intriga il lettore e lo confonde, lo fa allontanare sempre più da una soluzione che invece apparirà fin troppo lineare soltanto alla conclusione del libro.
La scrittura di Laila Cresta è una scrittura colta a sfatare, il pregiudizio che gli scrittori di noir siano per palati semplici. Citazioni raffinate, libri, musiche, e poi tanta arte, sculture, pitture, architetture come il castelletto del “romano” Coppedè che la Cresta descrive edificato vicino alla piccola stazione.
E proprio il “ragno” del titolo compare come stemma all’ingresso della famosa piazza “gotica” dell’altrettanto famoso quartiere romano chiamato appunto Coppedè. Molte scene dialogate scontornano con perizia la psicologia interiore dei vari personaggi e, nelle pieghe del discorso, si insinua la lingua parlata, frasi in francese che caratterizzano il commissario, l’agente e puntualizzano il viaggio lampo a Parigi per indagini; poi il genovese che sboccia in bocca a molti personaggi incontrati dalla protagonista nella sua avventurosa estate tra Genova e Sestri Levante, genovese e francese utilizzati anche da Genny a sottolineare la sua avventura biografica tra Genova e Parigi.
È difficile recensire un romanzo giallo, non sai fin dove ti puoi spingere nel commento, attenta a non svelare troppo ma, insieme, fornendo indizi sufficienti per incuriosire il lettore. Così, l’albergo del ragno è una costruzione antica, dove l’aria fredda e umida, con un odore ferrigno, annuncia sempre delle morti, tante che passano la frontiera per farsi scoprire anche a Parigi. Donne belle e non più belle, misteriose e umili, uccise con vigliacca ferocia… E poi? E poi? Chi scoprirà il movente e
l’assassino?
L’albergo del ragno di Laila Cresta è “tanto”, tante morti, tante storie, tante passioni che forse potevano dare vita a più di un romanzo; è questo un concentrato di scrittura densa di intreccio, di dramatis personae. La nuova scuola dei giallisti italiani, da de Giovanni a Carlotto, a De Cataldo, sembra registra una predominanza maschile. Ma la Genova di Laila Cresta, attuale e vivissima a differenza della Genova seicentesca di “Pietra è il mio nome”, del “gabibbo” Lorenzo Beccati, dimostra come la penna femminile è a suo agio anche tra le storie noir. Forse, per capire meglio la Cresta, bisogna quindi guardare all’estero, alla catalana Petra Delicato e alla “capostipite” Agatha Christie.
Neria De Giovanni

Neria De Giovanni, nata in Liguria nella cittadina di Sestri Levante,
vive tra Roma ed Alghero. Presidente dell’A.I.C.L. (Associazione
Internazionale dei Critici Letterari) con sede a Parigi, è coordinatrice
per l’Italia della Rete Europea F.A.M. (Femme Art Mediterranée). Ha
pubblicato quasi una quarantina di volumi tra saggistica e prosa letteraria,
ottenendo numerosi riconoscimenti. è tra le massime esperte di
Grazia Deledda, a cui ha dedicato 12 volumi. Ideatrice e conduttrice
del prestigioso Premio Nazionale Alghero “Donna di Letteratura e
Giornalismo” che si consegna a Roma, presso la Presidenza del Consiglio
dei Ministri.

LA MAESTRA E LA STREGA: I Custodi del Mare, Gli Artefici del Sogno


Questi "Custodi de Mare e Artefici del Sogno" sono i discendenti dei "Custodi" antichi: i Genovesi. Nel tempo del libro, la Seconda Repubblica di Genova si stende tutta sul mare, dall'Accademia Fiorentina alla Repubblica Catalana, da Livorno a Perpignan.
Tutta la tensione di questi nuovi abitanti è tesa alla realizzazione di un sogno, di un'utopia che possa non ricadere negli stessi errori fatti dai loro antenati, quelli che hanno provocato (e poi subito) la mostruosa crisi che dapprincipio pareva solo economica, e che poi ha distrutto il loro mondo.
Ormai, non si vive più male: gli abitanti sono tanto pochi che la manovalanza è solo robotica e i ragazzi studiano e contribuiscono in qualche modo a produrre nuovi "genovini", che non sono propriamente monete, ma solo obbligazioni stampate dal computer di casa. Nei "bricchi" genovesi, la situazione è diversa: i Retrogradi vivono in piccoli gruppi, rifiutando tecnologia e cultura, "responsabili della distruzione del mondo", e (almeno nella Repubblica) sono talmente pochi da rapire ragazze e bambine di "Quelli del mare", per potersi riprodurre. Là fuori intanto, l'immenso spazio galattico attende i ragazzi, coi suoi inattesi alieni e le sue stelle, con i suoi mondi-mostro e i suoi mondi-meraviglia.
A casa, i nuovi Genovesi hanno la collaborazione del discendente evoluto del lupo ligure, e anche di quello del delfino: Umani, Lupi e Delfini contribuiscono tutti in qualche modo al benessere gli uni degli altri, che siano cittadini con le gambe, con le zampe o con la coda. E la Maestra? E la Strega? Nella parte alta della città, ormai abbandonata, si è svegliata di nuovo un essere della nostra epoca. Gli abiti le si sfaldano addosso, la polvere di secoli ha impastato i suoi capelli in un unico blocco. E' una Maestra o una Strega? Oppure è una Maestra e una strega? Quel che è certo che lei SA cosa è successo, e SA perché il mondo dei loro antenati è andato a catafascio: lei C'ERA. Forse è proprio lei che ha provocato la Crisi. Lei, e quelli come lei. O almeno, è questo che pensano i Retrogradi.


La recens di Antonella Grimaldi (writer) 



Se si leggono opere di recentissima pubblicazione, capita assai raramente di imbattersi in una creazione letteraria dal sapore assolutamente classico, tanto esse sono pervase dal tumultuare dei sentimenti, delle emozioni e delle idee della contemporaneità. Ecco però, che l'ultimo romanzo di Laila Cresta, “La Maestra e la Strega, i Custodi del Mare, gli Artefici del Sogno””, prende il volo ed è già un classico, per il nitore della sua scrittura sempre controllata ed efficace, per la misura con la quale l’autrice disciplina i suoi sentimenti di donna sensibile ed impegnata sul piano educativo e culturale, per il suo soffermarsi sui temi dell'ecologia e del pacifismo senza mai mettere in ombra l'autonomia estetica della sua scrittura. Ricordiamo che “Custodi del Mare” lo erano già i genovesi della I Repubblica, “Artefici del Sogno” sono quelli di questa “Nuova Repubblica di Genova” che va da Livorno a Perpignan.

  “La Maestra e la Strega” è un romanzo di fantascienza e anche da questo punta di vista conferma pienamente il suo carattere classico. Attraverso l’utilizzazione discreta di un lessico scientifico semplice ed essenziale, Laila Cresta si inserisce a pieno titolo nella scia cominciata con i viaggi immaginari  di Keplero e Verne, ci parla di un nuovo pianeta, KO1, richiamando l'illustre precedente delle Entretiens sur la pluralité des mondes, di Bernard le Bovier de Fontenelle, il quale, in sintonia con il pensiero di Copernico e Keplero, svolse l'idea che la Terra e l'uomo non fossero al centro dell'universo.

Tuttavia, i tipici soggetti della narrativa fantascientifica -dal viaggio interstellare, all'esplorazione e alla conquista dello spazio- vengono filtrati da un rigoroso sentimento della realtà e da un'inappuntabile elaborazione poetica che li trasfigura completamente. E, infatti, un aspetto assai interessante di quest'opera lo si ha nel momento in cui l'attenzione alla realtà del nostro tempo si fonde con lo slancio ideale di questa poetessa prestata alla scrittura. Precisamente, ciò avviene a proposito dei leggendari lupi liguri, che si sono curiosamente evoluti fino a diventare dei veri compagni dell’uomo, quasi “un nuovo tipo di Genovesi”. E arriva anche, con un lampo di pura poesia che brilla all'interno della trama narrativa di questo romanzo di fantascienza, una riflessione che è di questi nostri giorni, in cui si moltiplicano le notizie dei tanti disperati in cerca di una vita migliore nel nostro paese: “Non è degna di una città come la nostra, questa paura del “diverso da sé”. Che mercanti e navigatori avremmo mai potuto essere?”

Per tutto questo, non si può che raccomandare la lettura di questo romanzo, che rappresenta il sogno di un'umanità finalmente disposta ad ascoltare i buoni maestri e vogliosa di vivere in pace. Ed è l'incanto di questa poesia scritta in prosa, che ci induce a rivolgere a Laila Cresta l'invito a proseguire la saga della Superba nella nuova Era.



Laila Cresta

La maestra e la strega: i Custodi del Mare, Gli Artefici del Sogno”

Seconda Edizione - Youcanprint

ISBN 978-8827-825198

€ 9,90











mercoledì 13 dicembre 2017

COL BUONSENSO DEI NONNI (e le conoscenze del XX secolo): come far crescere i bambini oggi


 In questo libro si parla della gestione della propria gravidanza, dell'allevamento e della cura dei bambini, e della loro educazione, soprattutto. Per i problemi "speciali", non per quelli giornalieri ovviamente, si rimanda sempre allo specialista giusto, cui nessuno si può sostituire. In modo particolare, nel libro mi sono occupata dell'allevamento del neonato e dell'educazione all'autonomia: i bambini dei "Nidi d'Infanzia" di trent'anni fa erano più autonomi di quelli che arrivano oggi alla scuola primaria. E si sentivano anche molto meno soli: altro che "blue whale".
Oggi si vedono troppi genitori sbalestrati dalla vita che devono fare, con orari di lavoro impossibili e disponibilità economiche limitate, con figli cui difetta sempre l'autonomia fisica, e non solo. Persino i nonni, dovendo ancora lavorare, hanno problemi ad adempiere a quella che è sempre stata la loro funzione: dare sicurezza a genitori e bambini. Così, ci sono mamme che non hanno paura a lasciar soli bambini di pochi mesi e li alimentano con cibi preconfezionati che sono costosi, poco salutari e poco appetibili; genitori che pensano a riprendere e a postare su youtube i loro bambini che piangono perché sono spaventati, prima ancora di andare a consolarli... Così, visto che nella mia vita ho potuto avere tutte le fortune che ogni mamma dovrebbe avere (da bambina una nonna in casa con me e una mamma e un papà presenti e responsabili, poi una buona preparazione specifica e un figlio meraviglioso) ho deciso di condividere con gli altri ciò che ho imparato e sperimentato. In questo libro si parla della gestione della propria gravidanza, dell'allevamento e della cura dei bambini, e della loro educazione, soprattutto. Per i problemi "speciali", non per quelli giornalieri ovviamente, si rimanda sempre allo specialista giusto, cui nessuno si può sostituire. In modo particolare, nel libro mi sono occupata dell'allevamento del neonato e dell'educazione all'autonomia: i bambini dei "Nidi d'Infanzia" di trent'anni fa erano più autonomi di quelli che arrivano oggi alla scuola primaria. E si sentivano anche molto meno soli: altro che "blue whale".
Su Amazon e sul sito della Delos Digital.

 PRESENTAZIONE

Il primo manuale che ho scritto sulla cura dei bambini è stato” UNA CORSA A OSTACOLI, Disagio e inserimento nel mondo della scuola” (“il canneto editore”, Genova 2015). In quel libro ho raccontato, dei miei quasi quarant’anni a scuola, quelli nei “centri speciali”, e i casi di bambini handicappati incontrati nella scuola “normale”. Certamente, ogni bambino ha i propri problemi (sociali, familiari, di pura casualità, ecc.), solo che c’è qualcuno ne ha di più, e molto oggettivi e permanenti anche, come i cavallini delle steeple-chase inglesi che corrono con un handicap, cioè con un peso suppletivo. Per questo io non amo il sostantivo “disabile”, che non ha lo stesso chiaro significato che ha la parola “handicappato”: un cavallino potenzialmente come gli altri, ma con un peso in più.  Adesso, lasciato l’insegnamento con le sue emergenze, per me è arrivato il momento di parlare anche degli “altri”, i bambini potenzialmente sani. Un giorno mio padre, un po’ polemicamente, mi chiese se il bambino fosse il mio dio. L’ho raccontato altre volte perché, con gli anni, ho capito che qualcosa di plausibile c’era, nella sua idea… Per me, amare e curare i bambini è una cosa ovvia, ed è anche la più importante che ci sia. Sono cresciuta così, con una madre, tra l’altro, che sembrava nata per prendersi cura di tutti i bambini del mondo. Finché ho vissuto in famiglia, sul mio letto erano sedute le mie bambole, appoggiate sull’imbottitura che uno dei miei nonni aveva frapposto fra me e il muro. Solo i libri mi piacevano tanto quanto le bambole. Adoravo quelle che sembrano bambini. Da piccola, andando a passeggio con l’altro nonno, “mi perdevo” andando dietro alle signore con la carrozzella o col passeggino. Mi sembrava brutto far vedere che non capivo se il bimbo fosse un maschietto o una femminuccia e quindi la prima domanda era sempre: “Come si chiama?”. Poi chiedevo la sua età e qualsiasi cosa mi venisse in mente. All’asilo, proteggevo una bimba dagli occhi molto storti, più piccina di me, come se io fossi stata “grande”. A dieci anni, coccolavo e facevo giocare la mia piccola vicina di casa e, in campagna e al mare, le mie cuginette. Leggevo “Oliver Twist”, “Il lampionaio”, Il Piccolo Lord”, “Sara Grewe, reginella prigioniera”, “Gegi Magagna”, “Burchiello l’amico di Ciuffettino”, “Il diario di Gianburrasca” e persino “Incompreso”, piangendo come una fontana, ma erano libri che parlavano di bambini, e quindi mi sembravano belli. Solo “Incompreso” l’ho letto una volta sola: mi faceva torcere le viscere e mi sembrava davvero un emerito imbecille, quel padre cui il proprio bambino non piaceva perché non gli sembrava fosse come “doveva essere”. Di bambini in difficoltà ne avevo conosciuto a iosa fin da piccola: avevo un carissimo cugino down e avevo passato gli ultimi due anni delle elementari nella Scuola Speciale Logopatici, dove avevo avuto compagni balbuzienti, sordi, palatoschisi-labbro leporino, dislalici, paralalici…  Sì, quello che per me era chiaro già da bambina, era che era necessario cercare di intervenire “prima”, impedendo che un bambino potesse abbonarsi alla sofferenza. Ancora non sapevo che la sofferenza può essere (anzi è) un modus vivendi eliminabile solo in via provvisoria, ma pensavo comunque che bisognasse intervenire per eliminare i pericoli dell’ambiente, e insegnare al bambino ad affrontare quelli che non sono eliminabili… Così mi sono specializzata alla Scuola magistrale Ortofrenica che non esiste più, e, in quel contesto, ho studiato Puericultura e Auxologia, Psicologia dello Sviluppo, Neuropsichiatria Infantile, Psicopatologia, Pedagogia degli Anormali, Anatomia e Fisiologia del Sistema Nervoso, su testi e con insegnanti della facoltà di medicina. Con un corso del dott. Scardovelli, sono anche diventata musicoterapista in ambito didattico, poi con un corso ISSAE di didattica del francese ho imparato il metodo funzionale (per insegnare una lingua senza usarne altra) con l’Opera Montessori mi sono specializzata in didattica montessoriana, con l’Opera Nomadi ho imparato chi siano quelli che chiamiamo “zingari”.  E poi ho fatto la maestra. Per questo nel mio testo si parla di nutrizione e di svezzamento, di vestizione, di nanna, di scolarizzazione, di ritmica e filastrocche, di bullismo e persino di “blue whale”, e insomma, di tutto ciò che può interessare a chi deve aiutare a crescere un bambino. Come a tutti accade infatti, gli anni sono passati, inesorabili, e per me è diventato faticoso occuparmi dei bambini. Occuparmene però, non ha smesso di essere una delle cose per me più importanti, e l’età non mi ha fatto dimenticare le conoscenze, teoriche e pratiche, che ho accumulato. Ad esempio, so che per i bambini ci vuole un ambiente curato, cibo adatto, abiti igienici, e, prima ancora, una gravidanza che sia un buon incipit per la vita della nuova creatura. In poche parole, agli educatori, genitori e insegnanti, occorrono adeguate nozioni di puericultura (la scienza che si occupa della corretta crescita di un bimbo sano) e di auxologia, che invece si occupa del ragazzo e del suo evolversi fisico e psichico. “Ma una volta…”, sento dire. “Una volta” le donne morivano di parto troppo spesso (“Si chiama parto perché si può partire”, mi ha detto una signora mentre ero incinta di sette mesi) e la mortalità infantile era semplicemente mostruosa. Un anno di vita, poi tre anni, cinque, sette, undici o dodici, venti: erano tutte tappe pericolose, e ognuna di esse poteva segnare la fine della vita. Frequenti epidemie facevano strage: malattie esantematiche come il morbillo, la rosolia, la scarlattina, ecc.; e poi la pertosse, la difterite, la poliomielite, ma anche la scarsità di cibo e le infiammazioni intestinali dovute a cibo non adatto al livello di maturazione dell’apparato digerente del bambino, esigevano tributi tanto alti che, soprattutto fra l’Ottocento e il Novecento, nel ceto sociale della nuova borghesia impiegatizia e mercantile, diventò usuale mettere i bambini a balia: i genitori pensavano che essi difficilmente sarebbero riusciti a diventare grandi, e in questo modo essi avrebbero evitato di affezionarsi troppo a loro, e di soffrire troppo. Ci volle la Montessori per battersi contro il baliatico, che era in realtà una delle cause delle morti precoci: balie sottonutrite con troppi bambini che avrebbero dovuto attaccarsi a mammelle esauste… “Aiutami a fare da me”, scrisse la Montessori per far comprendere ai genitori l’importanza di una autonomia fisica precoce, che poi investirà tutti i campi dello sviluppo. Oggi però, genitori stressati e troppo soli non hanno sempre il tempo e la possibilità di occuparsi del bambino come dovrebbero: basta leggere le notizie di cronaca. Le mamme non hanno nemmeno più vicine le loro, di mamme, che sono costrette a lavorare fino a tarda età. E, a volte, coi bambini, basterebbe davvero solo un po’ di buonsenso, e il rendersi conto quali siano i bisogni infantili che vanno davvero soddisfatti al meglio, e quali siano invece bisogni indotti solo dalla pubblicità, e dalla superstizione.
https://goo.gl/RYMiJ2  su Amazon e Delos Digital

Allevare ed educare mio figlio è stata una grande avventura, e lo è stata anche lavorare coi bambini per quarant'anni. Era ciò che volevo fare nella vita, e per questo ho frequentato la Scuola Magistrale Ortofrenica. Lì, ho studiato: Puericultura e Auxologia, Psicologia dello Sviluppo, Pedagogia degli anormali, Psicopatologia,  Anatomia e Fisiologia del Sistema nervoso: una volta, era la preparazione richiesta agli insegnanti di sostegno.

domenica 22 maggio 2016

BIMBI POETI "ON THE ROAD", CON L'ARDUINO SACCO EDITORE, e LAILA CRESTA


Questo libro non è "mio": io l'ho solo prefatto e ho commentato le varie sezioni in cui si divide, ma le poesie sono dei bambini. Gli argomenti sono stati scelti dal tutto autonomamente: sono divisibili in gruppi precisi solo perché gli interessi dei bambini sono quelli: la natura e la cura di essa, le stagioni, la famiglia, l'amicizia. Anche le poesie sono assolutamente spontanee. Un bel libretto, molto curato dal punto di vista editoriale come tutti quelli della Arduino Sacco Editore, cui spetta anche il merito di aver voluto fare questa raccolta. 
Reperibile ordinando da qualsiasi libraio, oppure on line, anche sul sito della Sacco.

giovedì 5 maggio 2016

LE POESIE DEL CREPUSCOLO, silloge di poesia


 La poesia è, l'ho già detto, il mio primo amore. Ho scritto la prima filastrocca a 7 anni e ho pubblicato le prime poesie a 17 anni (Antologia "Exitus", Genova 1969). "SCRIVERE POESIA" invece (un e-book Delos Digital) è un'antologia di poesia, ma soprattutto è una cavalcata nell'evoluzione della nostra poesia meravigliosa. 
Annualmente, organizzo un Concorso di Poesia Occidentale e Haiku, a Genova (bando su www.stanzaerato.com). Questo perché amo la poesia fino alla tenerezza. La poesia è davvero la "sorellina piccola" della musica, e la musica è "l'Arte delle Muse", l'Arte per eccellenza. 
La poesia è bellezza, quindi, ma è anche una modalità espressiva e comunicativa per la quale non occorrono tante parole, e la comunicazione avviene a un livello molto più profondo e immediato che con le altre arti.

A parte la silloge di haiku (Whatashi no haikai - Il mio haikai), dopo “Di Terra e di Cielo, Romanzo d'amore in versi" (La Lettera Scarlatta Editore), questa è la seconda silloge "adulta" pubblicata. 
Nella prima c'era tanta sofferenza che in realtà vi è compresa solo una parte delle poesie scritte per la perdita di quarant'anni d'amore, e la ragione volava nell'aria, per non soffrire più. Presto però apparirà anche una silloge che comprende le poesie escluse allora dalla raccolta, per rispetto del dolore di altri. Ne "Le Poesie del Crepuscolo" invece, c'è il "dopo", quando, nella morbidezza dei toni del crepuscolo, la poesia acquista interezza, e universalità, e gioia. Certo, le "punte di spillo" ogni tanto appaiono all'improvviso, e dolgono, ma non sono più stilettate, e la vita ha riacquistato colore. E io scrivo.

Perché le "Poesie del Crepuscolo"? No, non si tratta del crepuscolo del giorno, che può essere così morbido, e tenero, per chi scrive poesie e per chi è un poeta nell'animo. Ricordate la creatura che "al mattino si muove su quattro gambe, al mezzodì su due, e alla sera su tre"? Eccolo, il crepuscolo. Lo sento. Credo però che quest' avventura meravigliosa che è la vita possa ancora darmi entusiasmi come nel mezzodì, e curiosità come al mattino. In mezzo a questo mare che si sta addomesticando, si ergono ancora gli scogli taglienti del dolore passato, ma sono lambiti dalle onde cullanti della tenerezza presente, e dalla consapevolezza di sé.

Il riappropriarsi della propria vita dopo un abbandono, l’amore per il figlio e per il mondo come riscoperta di sé. L’amore per la poesia anche, una ricerca continua che ha radici classiche.

Ordinabile in qualsiasi libreria e su Amazon.


mercoledì 2 marzo 2016

"LA RISACCA"- SIMILE A UNA FOGLIA MORTA, CON LA RECENS DI NERIA DE GIOVANNI, PRESIDENTE DELL'ASS. INTERNAZ. CRITICI LETTERARI.

Il cartaceo, edito da Arduino Sacco Editore, è reperibile su LIBRERIAUNIVERSITARIA.IT 
A dx, la copertina dell'e-book, sul medesimo store

IL TERZO NOIR DI LAILA
CON LA RECENSIONE DI NERIA DEGIOVANNI
PRESIDENTE DELL'ASS. INTERNAZ DEI CRITICI LETTERARI 

E' successa una cosa curiosa: avevo, tempo fa, mandato il testo anche a un concorso: "Shiaman". Ebbene, LA RISACCA è risultato tra i vincitori... con proposta di pubblicazione! L'ho saputo due giorni dopo che la Sacco lo aveva pubblicato! Quelli della Antipodes Edizioni sono stati veramente gentili. Ecco la motivazione del Premio:
"Riteniamo l'elaborato meritevole di pubblicazione per aver saputo ricreare luoghi ed atmosfere tipici dei villaggi dei pescatori, per la fluidità della narrazione e la sapiente costruzione dei suoi personaggi"
Grazie davvero di queste parole.


Tratto da: Portale Letterario, il Portale di Critica letteraria del
circuito cittanet.net:

“Laila Cresta, una giallista per Sestri Levante: "La risacca", il terzo riuscito noir della scrittrice ligure”- di Neria De Giovanni (Tutto l'articolo è anche reperibile sul n. 51 di Writers Magazine Italia, anno 14, maggio 2015, che si può richiedere sul sito on-line della rivista.

Per scrivere un buon romanzo giallo non basta avere uno, due morti assassinati, un acuto investigatore e un po’ di sesso… Il proliferarsi di libri del genere noir non è sempre sintomo di qualità letteraria, anzi. Il successo di pubblico sembra assicurato e quindi la scrittura troppo spesso risulta sciatta e approssimativa. 

Fortunatamente tutto ciò non capita leggendo l’ultimo libro di Laila Cresta, “La risacca, simile a una foglia morta (Arduino Sacco Editore, pag.195, euro 17,90). Alla piacevolezza della lettura e alla originalità dell’intreccio si unisce un eccellente utilizzo della nostra splendida lingua italiana, troppo spesso violentata da scriventi avventati.

Come il precedente romanzo della Cresta, “L’Albergo del Ragno”, anche questo “La risacca” è ambientato in Liguria, esattamente tra Sestri Levante e Genova, con una puntata a Montecarlo, per cui non è rischioso dire che la Liguria ha trovato la sua narratrice “noir” come Maurizio De Giovanni lo è per Napoli, Manzini per Roma, ecc.

Ogni tanto anche i personaggi di Laila Cresta, come nelle migliori tradizioni giallistiche italiane da Montalbano in poi, si lasciano scappare qualche detto in genovese, qualche parola in dialetto (anche nel titolo dei capitoli) che non appesantisce la narrazione ma dà un segno di veridicità a tutta la vicenda.

Con le descrizioni dei paesaggi, vuoi che sia il mare e le spiagge di Sestri Levante o i quartieri del porto di Genova o le ricche vie di Monaco, Laila Cresta riesce a fare immergere il suo lettore nella vicenda senza che il sommario descrittivo prenda il sopravvento e diventi leziosamente da cartolina. È come assistere ad un buon film: ogni inquadratura è funzionale alla storia, non c’è niente di superfluo né di ridondante.

Su altra parte del blog, un altro noir pubblicato dalla Antipodes Editori (!!):
"UNA SCONVOLGENTE ESTATE: NEL MAR DELLE CICLADI": in esso, Cesco de "LA RISACCA" si trova protagonista di un'altra avventura, appunto, sconvolgente!



sabato 26 dicembre 2015

UN'APPASSIONATA GIOVINEZZA, E ALTRI RACCONTI


I libri che abbiamo scritto li amiamo tutti: sono una parte di noi. Questo libro però è speciale, e neppure io capivo perché. Non l'ho voluto neppure sottoporre a un editore: è "mio", più di tutti gli altri, e volevo condividerlo con le persone che amo di più. Poi, ho capito.
A giugno ho pubblicato "Una corsa a ostacoli", disagio e inserimento nel mondo della scuola, Il Canneto Editore, Genova. E' la storia piena di passione delle mie esperienze coi bambini, soprattutto con quelli cosiddetti "disabili". Una storia piena di fatica, anche, e veramente pesante, a volte. "Un'appassionata giovinezza"  è invece la storia personale della mia crescita come individuo. Ci sono l'infanzia e l'adolescenza. Ci sono  le persone che hanno partecipato a questa crescita: dai nonni ai genitori, da mio fratello alle cugine e ai cugini, e i luoghi sono altrettanto importanti delle persone. Ho scoperto che questo libro è la "preparazione" di quello: racconta la crescita che ha condizionato le mie scelte, soprattutto quelle professionali. E' anche la storia di un'intera generazione, quella "del '68", e degli adulti che l' hanno formata. La storia anche dei genitori partigiani, quindi, e dei nonni non-interventisti che volevano far studiare i figli. I propri, naturalmente, ma anche quelli di tutti. Non sono più convinta che sia un libro che riguarda solo me e la mia famiglia, anzi.

"Un'appassionata giovinezza", un ricordo degli anni '50, e altri racconti- Stanza di Erato- Genova 2015, Youcanprint.
ISBN | 978-88-91102-21-8
Se il vostro libraio di fiducia è sprovvisto dell’opera, è sufficiente indicargli di effettuare l'ordine da Fastbook, o segnalare il nome della libreria e il numero di telefono a servizioclienti@youcanprint.it.
Reperibile anche sul sito di youcanprint.